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Ora anche la Nigeria vuole trattare
La Nigeria ci ha messo ventiquattr’ore per rimangiarsi la promessa fatta ieri. Non scenderemo mai a patti con i terroristi di Boko Haram, diceva il governo. Oggi un ministro di Abuja ha detto alla Bbc che la Nigeria è pronta a trattare con i jihadisti. Ieri in un video diffuso su internet Boko Haram aveva mostrato circa 130 ragazze (oggi è stata verificata la loro identità, sono davvero le studentesse rapite nel liceo di Chibok con indosso un velo islamico integrale.
16 AGO 20

La Nigeria ci ha messo ventiquattr’ore per rimangiarsi la promessa fatta ieri. Non scenderemo mai a patti con i terroristi di Boko Haram, diceva il governo. Oggi un ministro di Abuja ha detto alla Bbc che la Nigeria è pronta a trattare con i jihadisti.
Ieri in un video diffuso su internet Boko Haram aveva mostrato circa 130 ragazze (oggi è stata verificata la loro identità, sono davvero le studentesse rapite nel liceo di Chibok con indosso un velo islamico integrale. Le ragazze recitavano versi del Corano, alcune sono state intervistate e tremavano notevolmente. In uno spezzone del video il leader del gruppo, Abubakar Shekau, dichiarava ridendo che Boko Haram era disposta a trattare con il governo per la liberazione delle ragazze (solo di quelle che non si erano convertite all’islam, però) in cambio del rilascio di alcuni miliziani prigionieri del governo federale. Sul momento Abuja aveva negato qualsiasi apertura al negoziato, ma oggi il ministro per gli Affari speciali Tanimu Turaki ha detto che il governo ci ha ripensato.
[**Video_box_2**]Se il proposito di Shekau è sincero, e vuole davvero trattare sulle ragazze, allora dovremmo mandare dei rappresentanti, ha detto il ministro. Finora il rappresentante è stato lui, il ministro, che è il capo della commissione istituita dal governo per la riconciliazione con il gruppo terroristico. La commissione era stata inaugurata circa un anno fa, alla fine di aprile 2013, e si proponeva di porre fine alle violenze, di disarmare Boko Haram e di ottenere delle forme di compensazione per le vittime in appena 60 giorni. Nessun obiettivo è stato raggiunto, e al contrario dall’inizio del 2014 la violenza di Boko Haram è andata aumentando, solo negli ultimi mesi le vittime sono circa 1.500.
Accettare il negoziato (dopo il rifiuto sdegnoso di ieri) è un segnale di debolezza per il governo di Abuja, che nonostante l’aiuto offerto da Stati Uniti (da pochi giorni droni americani sorvolano lo stato di Borno, nel nord-ovest del paese), Inghilterra, Cina e altri membri della comunità internazionale non è in grado di recuperare le ragazze. Ci sono delle ragioni per il fallimento dell’esercito nigeriano nella ricerca delle ragazze, come l’approccio durissimo (e spesso criminale) adottato dalle forze di sicurezza, che hanno reso diffidente la popolazione locale e impossibile il recupero delle informazioni. Un’altra ragione è la connivenza radicata tra il gruppo terrorista e ampie aree delle forze di sicurezza e del governo locale e federale.
Ieri in un video diffuso su internet Boko Haram aveva mostrato circa 130 ragazze (oggi è stata verificata la loro identità, sono davvero le studentesse rapite nel liceo di Chibok con indosso un velo islamico integrale. Le ragazze recitavano versi del Corano, alcune sono state intervistate e tremavano notevolmente. In uno spezzone del video il leader del gruppo, Abubakar Shekau, dichiarava ridendo che Boko Haram era disposta a trattare con il governo per la liberazione delle ragazze (solo di quelle che non si erano convertite all’islam, però) in cambio del rilascio di alcuni miliziani prigionieri del governo federale. Sul momento Abuja aveva negato qualsiasi apertura al negoziato, ma oggi il ministro per gli Affari speciali Tanimu Turaki ha detto che il governo ci ha ripensato.
[**Video_box_2**]Se il proposito di Shekau è sincero, e vuole davvero trattare sulle ragazze, allora dovremmo mandare dei rappresentanti, ha detto il ministro. Finora il rappresentante è stato lui, il ministro, che è il capo della commissione istituita dal governo per la riconciliazione con il gruppo terroristico. La commissione era stata inaugurata circa un anno fa, alla fine di aprile 2013, e si proponeva di porre fine alle violenze, di disarmare Boko Haram e di ottenere delle forme di compensazione per le vittime in appena 60 giorni. Nessun obiettivo è stato raggiunto, e al contrario dall’inizio del 2014 la violenza di Boko Haram è andata aumentando, solo negli ultimi mesi le vittime sono circa 1.500.
Accettare il negoziato (dopo il rifiuto sdegnoso di ieri) è un segnale di debolezza per il governo di Abuja, che nonostante l’aiuto offerto da Stati Uniti (da pochi giorni droni americani sorvolano lo stato di Borno, nel nord-ovest del paese), Inghilterra, Cina e altri membri della comunità internazionale non è in grado di recuperare le ragazze. Ci sono delle ragioni per il fallimento dell’esercito nigeriano nella ricerca delle ragazze, come l’approccio durissimo (e spesso criminale) adottato dalle forze di sicurezza, che hanno reso diffidente la popolazione locale e impossibile il recupero delle informazioni. Un’altra ragione è la connivenza radicata tra il gruppo terrorista e ampie aree delle forze di sicurezza e del governo locale e federale.